L’occasione è di quelle ghiotte che capitano una volta nella vita. Il Tour de France quest’anno transita in Valle d’Aosta.. non posso farmelo sfuggire. E’ così che mi prendo una giornata di ferie e la dedico ad una delle mie passioni: il ciclismo. Bene, sveglia antelucana e sono sulla mia moto. Mi dirigo in zona Piccolo San Bernardo e mi immergo nell’atmosfera di festa di sport e di popolo che fa parte di questa manifestazione. Alle otto del mattino sono già in posizione (il passaggio della corsa è previsto alle quattro e mezza del pomeriggio…). Temevo di passare lunghe ore noiose ed invece mi son divertito facendo conoscenza ed amicizia praticamente con mezzo mondo.. spagnoli festanti, tedeschi allegri, norvegesi simpatici e tantissimi altri. Due ore prima del passaggio della corsa è transitato il carrozzone pubblicitario che accompagna la Grande Boucle, è veramente impressionante vedere che enorme business c’è dietro a questo grande evento sportivo. Poi la corsa.. bellissimo ammirare da vicino questi campioni, vederli combattere e soffrire in salita.. percepire il loro respiro e il loro sforzo. Certo, in un’epoca come la nostra dove i valori sono quelli imposti dal denaro e dai media, penso che il ciclismo, quando pulito, sia ancora una delle poche espressioni di umanità.. uno sport dove è richiesto grande impegno silenzioso e grandissima fatica per emergere, una vera scuola di vita che sembra appartenere ad altri tempi ma invece è ancora molto attuale. Veramente una bella giornata!
E’ tutto il giorno che sento la tensione, la sera sembra non arrivare mai. Questo concerto è importante, andiamo a proporci ad una giuria altamente qualificata, ci confrontiamo con tutte le corali valdostane. Ci siamo preparati minuziosamente per mesi, abbiamo sofferto durante il lungo inverno. Quante volte dopo una dura giornata di lavoro ci siamo trovati ad uscire dopo cena, magari sotto la neve, per andare a provare, a provare, a provare… Comunque la sera è quasi arrivata, mentalmente ripasso le mie parti, ripasso le parole che in questo “disgraziato” patois non vogliono entrarmi in testa. Bene ci siamo, indosso il costume del coro che in dieci anni ho imparato ad amare come una seconda pelle, ed esco. Ci troviamo in sede, tutti sono tirati e nervosi… saremo all’altezza? Il Maestro, molto nervoso nelle ultime settimane, è stranamente tranquillo, fa battute e scherza.. un grande.. capisce la nostra tensione e prova a stemperarla. Ok, due gorgheggi di riscaldamento e siamo pronti. Tutti insieme ci dirigiamo verso il Teatro Giacosa di Aosta dove ci esibiremo. Entriamo ed ascoltiamo senza in realtà capire i gruppi che ci precedono.. saremo più o meno bravi di loro? Chi ci precede è all’ultimo brano, bene, tocca a noi. Ci disponiamo in ordine per l’entrata sul palco.. naturalmente c’è chi all’ultimo deve fare pipì.. la tensione è alle stelle. Ci chiamano, il groppo in gola sale e mi chiedo “come faccio a cantare?”. Ma ormai siamo in ballo e si balla. Entriamo sul palco, le luci in faccia ci abbagliano, sento più che vedere la sala gremita, un rivoletto di sudore mi cola sulla nuca e si infila nel colletto della camicia. Poi scatta, passa tutto, freddezza totale, concentrazione massima.. si guarda solo il Maestro.. lui ci sorride e ci invita mimando a fare un bel respiro. Ci da le note e via, l’armonia creata dalla fusione delle nostre quattro voci si alza potente e nello stesso tempo delicata.. tutto il resto è MAGIA!
Buongiorno, innanzitutto ancora grazie per i vostri commenti e la vostra partecipazione (anche Filippo ringrazia…). Come vedete ho cambiato tema in quanto il precedente dava qualche problema a quelli che (ahimè ) si ostinano ancora ad usare Internet Explorer. Mi piacerebbe sapere le vostre impressioni su questo nuovo tema… a me e a mia moglie piace!
Ciao a tutti, mi presento… sono Filippo ed abito in Valle d’Aosta. Per il momento sono ancora tranquillo nella mia casetta ma tra pochi giorni sarò con voi nel vostro mondo. Vi prego tenetelo bene, io e altri miei amici da qui vediamo che è sempre peggio… noi faremo del nostro meglio per migliorarlo, ma se ce l’ho distruggete troppo sarà dura mettere tutto a posto. Ok, vi regalo anche una foto di come sono adesso… la prossima sarà quando uscirò dalla casetta e sarò con mamma e papà…