Lie down with Lions

Chi l’ha letto o ne ha sentito parlare? In Italia questo romanzo di Ken Follett è conosciuto con il titolo Un Letto di Leoni ma la versione originale la trovo molto più significativa. Ebbene sì, sono qui, dall’altra parte del mondo a vivere un’esperienza incredibile.. questo primo post vuol essere solamente un saluto da queste meravigliose ed incantate terre.. tornate spesso qui e vi racconterò una storia appassionante..

 

Herat, 15.04.1389 (calendario Afghano)

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3 Comments to “Lie down with Lions”

  1. By Alessandro Bisi, 12 luglio 2010 @ 20:01

    Ciao Capitano, sta all’occhio e fa vedere chi è uno che è stato nella gloriosa Cadore nel 12°rgt di Tai

  2. By Flavio Brollo, 13 luglio 2010 @ 09:56

    Grande CAPITANO, sono curioso di sentire come va la vita in questo angolo di Mondo che TUTTI vogliono pacificare. Mandi

  3. By Elisabetta, 13 luglio 2010 @ 18:02

    Caro Pier, dato che la zona del mondo dove ti trovi è tristemente nota, ho pensato di inviarti questa poesiola che parla di un soldato che ha recuperato il compagno ferito. L’ho terminata un paio di minuti fa. Ho paura che tornerò ad essere il terrore dei “pacifisti” nei concorsi letterari com’ero una ventina di anni fa :-)
    Un caro saluto,
    Elisabetta

    “Soldato e fratello mio”

    E pensavi forse
    ti avrei lasciato indietro,
    la mente ghiacciata
    da un panico di morte
    e un maledetto istinto di esistere
    che prevale.

    E pensavi forse
    fosse sparito il mondo
    e fossi sparito anch’io
    mentre mordevi sabbia
    e si allontanavano i suoni.

    Ma come avrei potuto
    vivere ancora
    con l’immagine di te
    che respiri solitudine
    e il tuo sangue che scende attonito
    dalla duna.

    A chi mi chiederà perché
    dirò che almeno
    ora mi resta
    la memoria del tuo corpo in mimetica
    stretto al mio.

    E la tua mano
    che rammento forte e assetata di vittoria
    poi abbandonata e arresa,
    fredda e tremante
    nella calore della mia.

    Ora sono le mie
    a tremare
    al ricordo
    delle tue labbra che si schiudono
    per l’ultima volta
    per soffiare via l’anima tua.

    E’ la parola che non capisco
    Il tuo ultimo dono a me,
    fratello soldato mio

    Le parola più bella che ci sia.

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