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Cos’è la moto?

Domenica mattina, suona la sveglia… sono le sette. Guardo l’ora e sobbalzo, sono in ritardo per andare a lavorare, normalmente mi alzo alle sei e mezza. Poi la consapevolezza, non si lavora oggi… e allora perchè mi devo alzare? Poi di colpo la mente si snebbia e mi ricordo… voglio farmi un bel giretto in moto. Mi alzo e ciabattando vado in cucina, tiro subito su la serranda e vengo inondato da un meraviglioso sole di luglio… perfetto. Mi preparò un bel caffè e un abbondante panino di prosciutto (sì, è la mia colazione normale). Poi cominciano i riti. Pantaloni da moto, una maglietta leggera, paraschiena, stivali e ultima la giacca (il tutto ovviamente tecnico con le protezioni). Passo in camera a salutare mia moglie ancora profondamente addormentata… niente moto per lei quest’anno, la gravidanza è agli sgoccioli… ma questa è un’altra storia. Ok, ci siamo, apro la porta del garage e lei è lì, i fari sembrano due enormi occhi che mi dicono: “ce ne hai messo di tempo…”. La accarezzo un po’ lungo il serbatoio e mi par di sentirla far le fusa come una gattona. Andiamo. La tiro fuori a mano dal garage e come al solito mi stupisco dell’enorme peso in contrasto con la sua grazia ed agilità. Metto il casco, lo chiudo bene… un’alitatina sugli occhiali per pulirli e poi i guanti.. pronti. Chiave nel cruscotto, mezzo giro e poi ditino sull’accensione. Ecco il rombo… caldo… potente… il rumore della libertà. Però, frescolino ancora a quest’ora.. dove vado? Non lo so, dirigo in Alta Valle poi vediamo. Tanto, come ben sanno tutti i motociclisti, la destinazione non è mai importante… la differenza con la macchina è proprio questa, per l’automobilista è importante la destinazione, per il motociclista quello che conta è il viaggio. Ma torniamo a noi.. bello, non c’è quasi nessuno in giro (e vorrei vedere… domenica mattina alle sette e mezza), i primi chilometri scorrono tranquilli, le marce entrano leggere, i curvoni sulla statale sono perfetti.. azzardo a piegare un po’… che meraviglia. Arrivo a Prè Saint Didiér e decido, su a La Thuile… e comincia la goduria. Apro il casco, qui la velocità è per forza minore, e sento il profumo inebriante del bosco che si risveglia. La salita sui tornanti è una danza, un gioco di marce e pieghe perfettamente coordinato… sembra di sentire la musica che ti da il tempo. Arrivo al paesino di La Thuile, il bar all’ingresso sta aprendo, benissimo.. sosta veloce, brioche calda appena sfornata e cappuccino fumante.. poi una sigaretta e si riparte. Continuo a salire, la danza non si ferma.. ad un certo punto il bosco finisce, sono a una discreta quota. Lo scenario è di verdissimi prati e rocce bianche finchè… bellissimo… mi fermo, spengo il motore.. silenzio assoluto… poi un fischio prolungato, a fianco di una di queste rocce c’è una bella marmotta color nocciola che mi guarda con gli occhi da furbetta. Ok, la saluto e riparto… un po’ di chilometri e tornanti e arrivo al Passo del Piccolo San Bernardo. Questo è stato un teatro di guerre in passato, un luogo strategicamente importante fin dai tempi dei Romani. Sembra impossibile, ora la pace è assoluta.. fermo la moto, scendo e faccio due passi.. mi avvicino ad un gruppetto di motards francesi e facciamo due chiacchere.. ovviamente di moto e di strade, non ricordo in quale lingua, ma nonè un problema, i motociclisti (quelli veri) si capiscono sempre e comunque. Bene, si è fatta metà mattina, devo essere a casa per pranzo, saluto con le dita a V e auguro bonne route ai miei amici. Salgo in sella, un’altra carezzina sul serbatoio e punto il muso verso La Thuile. So già che mi divertirò come un pazzo anche in discesa… e la danza ricomincia…

Questa è la Moto

aprile: 2014
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